La passione per il golf arrivò improvvisa quando Samuel Ryder, facoltoso commerciante inglese di St. Albans che aveva fatto fortuna vendendo ortaggi e sementi di fiori, era già avanti con gli anni. L'impatto fu così violento che decise, nel tentativo di recuperare il tempo perduto e per migliorare il suo gioco, di assumere per mille sterline all'anno il professionista Abe Mitchell.
A Tokyo 2020 il golf sarà di scena per la quarta volta nella storia delle Olimpiadi iniziata nel 1896 ad Atene in Grecia. Le gare si svolgeranno al Kasumigaseki Country Club di Saitomo, dal 29 luglio al 1 agosto quella maschile e dal 4 al 7 agosto quella femminile.
Non esiste la perfezione nel golf, ma tutti sono d’accordo nel ritenere che Byron Nelson vi sia andato molto vicino. Probabilmente nel 1945, la sua stagione migliore nella quale vinse ben 18 tornei nell’US Pga Tour con una serie di undici titoli conquistati consecutivamente, ritenuto un record assoluto non soltanto nel golf, ma in tutti gli sport.
Da 2 al 5 settembre prossimo tornerà l’Open d’Italia. Sarà la 78ª edizione dell’evento nato nel 1925 che però in tanti anni ha espresso solo sei vincitori italiani, due capaci di fare doppietta, Ugo Grappasonni (1950-1954) e Francesco Molinari (2006-2016) che si sono affiancati a Francesco Pasquali, a segno dell’edizione inaugurale del 1925, Aldo Casera (1948), Baldovino Dassù (1976) e a Massimo Mannelli (1980). Tra i "magnifici sei" soffermiamo l’attenzione su Aldo Casera e Ugo Grappasonni, due esponenti dei mitici "Tre moschettieri" del golf italiano.
Del trio faceva parte anche Alfonso Angelini, che non ebbe mai la fortuna di vincere l’Open, ma che detiene un primato probabilmente destinato a perenne imbattibilità: si impose per ben dieci volte nel Campionato Nazionale Omnium, oggi Campionato Nazionale Open. La loro storia si intreccia con quella di un altro grandissimo personaggio, Pietrino Manca "il maestro dei maestri" che ha trascorso tutta la sua vita al Circolo Golf Roma Acquasanta
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Fu la stampa a dare il nome al torneo che Bobby Jones allestì nel 1934, appena ebbe finito di costruire l’Augusta National, invitando i suoi vecchi avversari e i campioni più celebrati dell’epoca
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Da mediocre giocatore a mito del golf. Ecco la sua storia
Nessuno ancora è riuscito a eguagliare la sua impresa di vincere quattro Open Championship consecutivi, record che ormai resiste da 150 anni, distribuiti nell’arco di tre secoli. Tom Morris jr probabilmente sarebbe stato famoso ai suoi tempi quanto lo è attualmente Tiger Woods, se i mezzi di comunicazione fossero stati gli stessi di oggi, ma ha comunque lasciato una traccia indelebile nella storia del golf se la sua leggenda continua a sopravvivere in un mondo che fagocita i suoi protagonisti alla velocità di un lampo.
Aveva 17 anni, cinque mesi e otto giorni quando nel 1868 indossò per la prima volta il "Belt", la cintura che spettava al primo classificato nell’Open Championship. Stabilì un primato come vincitore più giovane, ancora imbattuto, ma già si era assicurato quello di partecipante più giovane quando era sceso in campo nel 1865 a 14 anni, quattro mesi e quattro giorni.
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La storia del Masters, ufficialmente iniziata nel 1934, forse si dovrebbe retrodatare di otto anni, perché senza l’uragano che investì la Florida nel settembre del 1926 gli eventi avrebbero preso sicuramente una strada diversa, magari senza neanche partire da Augusta.
In carriera ha ottenuto 61 titoli, comprensivi di undici major. Tra le tredici fondatrici della LPGA americana, ne è stata presidente per tre volte
Lo sport italiano rende omaggio a Franco Chimenti con un gesto per l’eternità. A Roma, al Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”, il CONI ha intitolato una strada, “Viale Franco Chimenti, un grande uomo di sport”, allo storico presidente della Federazione Italiana Golf scomparso lo scorso 3 ottobre all’età di 85 anni. Alla cerimonia, aperta dalle commosse parole di Giovanni Malagò, Presidente del CONI, hanno assistito, tra gli altri: la famiglia Chimenti, Franco Carraro e Manuela Di Centa, membri CIO, le Vice Presidenti del CONI, Silvia Salis e Claudia Giordani, il Segretario Generale del CONI Carlo Mornati, i membri della Giunta Nazionale del CONI, il numero 1 del CIP Luca Pancalli e numerosi Presidenti federali, a partire da quello della Federgolf Cristiano Cerchiai.
“Non ci vogliamo sostituire a chi ha responsabilità toponomastiche in questo Paese, ma almeno a casa nostra ci è concesso fare ciò che desideriamo – ha spiegato il Presidente del CONI Giovanni Malagò –. Il nostro desiderio era quello di lasciare un segno per l’eternità a Franco"
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Da 2 al 5 settembre prossimo tornerà l’Open d’Italia. Sarà la 78ª edizione dell’evento nato nel 1925 che però in tanti anni ha espresso solo sei vincitori italiani, due capaci di fare doppietta, Ugo Grappasonni (1950-1954) e Francesco Molinari (2006-2016) che si sono affiancati a Francesco Pasquali, a segno dell’edizione inaugurale del 1925, Aldo Casera (1948), Baldovino Dassù (1976) e a Massimo Mannelli (1980). Tra i "magnifici sei" soffermiamo l’attenzione su Aldo Casera e Ugo Grappasonni, due esponenti dei mitici "Tre moschettieri" del golf italiano.
Del trio faceva parte anche Alfonso Angelini, che non ebbe mai la fortuna di vincere l’Open, ma che detiene un primato probabilmente destinato a perenne imbattibilità: si impose per ben dieci volte nel Campionato Nazionale Omnium, oggi Campionato Nazionale Open. La loro storia si intreccia con quella di un altro grandissimo personaggio, Pietrino Manca "il maestro dei maestri" che ha trascorso tutta la sua vita al Circolo Golf Roma Acquasanta
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